About me

Chi sono e perchè faccio.

Sono nata a Venezia. Per la precisione i miei genitori mi hanno fatto nascere a Venezia centro storico ma poi son cresciuta nella zona industriale a Marghera,​ dove il mar ghe gera, e dove suonano le sirene e il canto dei battipali non si è mai sentito e dove a non c´era molto da fare.

Entrambi i miei genitori erano turnisti e per tenermi lontana dalla strada mi occupavano con le piu disparate attività.Facevano il possibile per essere presenti anche se trascorevo molto tempo dalla nonna Norma.Norma, nonna materna e vedova da sempre, non brilla di allegria.​ Orfana ​ha visto la guerra,​ e poi vedova non solo di fatto ma vedova dentro.Quindi alle medie per sfuggire alla tristezza scoprii il gusto della lettura: colmavo la distanza sociale e la noia leggendo storie.
Dato che che non avevo molta voglia di studiare pensai che imparare un mestiere mi avrebbe dato di che vivere, così mi iscrissi all’ Istituto statale d’​arte,​ indirizzo oreficeria.Durante gli studi superiori, mi appassionai sempre di più alla storia dell’ arte e alla progettazione. Disegnavo e inventavo cose per mia soddisfazione.​ Come quelle lettere d´amore mai spedite i miei progetti restavano sul fondo di un cassetto. 

Quando scoprii l’ arte contemporanea mi si aprì un mondo. Ancora mi ricordo le prime installazioni che vidi. La prima biennale che visitai mi lasciò estereffatta. Il mondo dell’ arte, così superfluo, era così distante dal mondo concreto ed essenziale da cui provenivo.​ Eppure sentivo un richiamo incontrollabile. Tutte quelle storie e immagini che costituiscono la memoria dell’umanità. La vita e la morte mi faceva sentire il mio interesse così ​superfluo elitario e snob. Tanto da farmi pensare che l’arte avrebbe potuto essere soltanto un hobby da affiancare alla professione di insegnante.
Con questo pensiero iniziai a studiare Conservazione dei beni culturali. Se non potevo fare arte almeno avrei potuto studiare quella che altri avevano fatto. Riuscii ad accettare questo compromesso per un anno. Mentre gli altri si appassionavano studiavano e crescevano io mi inaridivo. Disegnavo durante le ore di lezione e a casa lo studio era una sofferenza.
Mi ammalai, nulla di grave ma una cosa molto lunga. ​Fu in quel momento che con il benestare dei miei genitori lasciai l’università e mi iscrissi all’Accademiadi belle arti. Con la promessa e l’ inganno sottinteso che avrei continuato a provarea insegnare. I primi anni di ricerca e di crescita sono stati essenziali. Trovarsi in mezzo a altre persone che creavano in una fucina, un fermento di gioventùe di speranze.In quel mondo l’ isolamento per creare era essenziale ed essere soli in mezzo a tanti era la regola. Finalmente capii che non c’era da combattere la propria indole. Non c’è vergogna a preferire disegnare che uscire con gli amici.
Creare, perdersi nel collegamento mano cuore Dio,era l’unica cura. Terminate le ore in accademia trovai assieme ad altri studenti uno studio di grafica di incisione. Più tardi con altri riuscimmo a trovare un atelier a Murano. 

 

Murano Atelier

 

Eravamo in quattro, Bodo Corona Gobbi e Carmen. Lo spazio era immenso e necessitava di continui lavori. Era un capannone sulla punta estrema di Murano.Arrivarci dalla terraferma era un’odissea.​ Fu un anno intenso ma resistemmo solo un inverno. Vicino all’ acqua era troppo umido per qualsiasi lavoro. Le stufe non sortivano alcun effetto. Gettammo la spugna in primavera. Terminata l’ accademia decisi di trasferirmi a Berlino. Abbandonai l’ isola incantata per un metropoli in crescita. Tutto correva a ritmi sorprendenti,mostre in continuazione, vernissage, ​scoperte. Riuscii a fare due mostre dopodiché decisi di ritornare a Venezia. Mi chiamarono per un progetto didattico e la mia corsa artistica fu traviata da false speranze. Infatti poco dopo il lavoro da docente terminò e io ormai ero rientrata in Italia. Cercai e aspettai il momento opportuno per ripartire. Un giorno ricevetti da un numero sconosciuto l’ avviso di una borsa di studio a Vienna.Non volli mai sapere chi fosse stato a illuminarmi la via. Vinsi la borsa di studio e nel giro di qualche mese partii.
Lavoravo presso un atelier che produce scenografie.

Era un sogno mettere a disposizione le mie abilità per il teatro. Iniziai ad andare a teatro ogni volta che mi era possibile. Mi infilavo nella magia, mi perdevo nelle note emozionanti dell’ opera. Nel tempo libero lavoravo per una ditta di restauro. I ritmi serrati di lavoro mi portarono a farmi molto male. Non avevo altra scelta che rientrare in italia per farmi curare. Restai spezzata in due per anni. Alternavo benessere a giornate in cui fissare il soffitto era la sola cosa che riuscivo a fare. Il dolore mi occupava la maggior parte della mente. Volevo solo anestetizzarmi e con quell’ obbiettivo ho perso una parte di me. Ho perso la gioia l’ incanto l’ arte. Perciò cercai di frequentare dei corsi che mi avrebbero dato un lavoro ordinario. Che mai arrivò. Studiai design 3d,​ disegno cad,​ e iniziai un percorso di maker. Design autoprodotto. Cercai di inseguire due lepri. Ma non riuscii ad acchiapparne neppure una. Nel 2013 arriva il primo ​figlio, Elia Jan. Chi dice che la maternità cambia tutto ha ragione.Ma quello che cambia il primo, il secondo,  Enea Theo, lo riporta all’ ordine. Con due figli,se hai un minuto a cosa pensi? All’ Arte. ​Al mio Amore.Quindi alla cosa che per me è più importante. Ancora mento dissimulando il mio Amore. Ma i fatti parlano chiaro.​ Per essere felice devo creare,​ ​”​collegarmi”.​ Purtroppo tendo a far felici gli altri, ma credo che sia giunto il momento di premiarmi perlomeno per l’ impegno e darmi un’ altra possibilità.
Alla vigilia di un erasmus famigliare abbiamo deciso di ripartire dove mi sono divisa, a Berlino. Ormai sono passati diversi anni e spero che abbia ancora qualcosa da dare. Io di sicuro sono cambiata, come lo è la città. Siamo cresciute divise… spero di rincontrare una vecchia amica che ho lasciato con la promessa di tornare.