CARTOGRAFIE DEL POSSIBILE

URBAN

Urban 2 Jarach Gallery Venezia Elena Armellini

La serie Urban nasce da un’esigenza visiva e concettuale che pervade tutta la pratica di Elena Armellini: un confronto serrato con l’inaspettato, con lo spazio e con la materia. In queste opere, l’artista affronta l’urbanizzazione come metafora dell’instabilità contemporanea, costruendo strutture che sembrano poggiare su fondamenta incerte, sospese tra equilibrio e crollo. Si tratta di installazioni che non imitano la città, ma ne evocano l’anima instabile e frammentata.

Le opere si dispiegano in piattaforme che comunicano attraverso uno spazio dilatato, quasi rarefatto, come un’architettura mentale che prende forma attraverso la materia. Il loro linguaggio è fatto di equilibri precari e linee spezzate, creando tensioni silenziose, come se ogni elemento potesse crollare da un momento all’altro. L’atmosfera che ne deriva è quella di un paesaggio post-industriale, un parco divertimenti abbandonato dove l’euforia della costruzione si è dissolta nell’anticipazione del disastro.

La materia – cemento, tondini di ferro, legno – diventa portatrice di questa tensione. Nulla è nascosto o levigato: ogni superficie porta le tracce del processo, dell’urgenza costruttiva, del tempo che incalza sulla materia. Questi elementi grezzi e brutali, trattati con gesti essenziali, diventano testimoni di una memoria collettiva compressa, di una città mentale in cui l’elemento urbano viene smantellato, ridotto all’osso, trasformato in simbolo.

Urban è, quindi, una cartografia dell’incertezza. Una rappresentazione dello spazio urbano non come scena abitabile, ma come campo in cui le strutture del nostro tempo – economiche, emotive, sociali – tremano, si fratturano e si rimodellano. Le opere sollevano una domanda inquietante e urgente: cosa tiene veramente insieme la forma del nostro presente?

 

CARTOGRAFIA DEL POSSIBILE

Kublai Khan non crede necessariamente a tutto ciò che Marco Polo dice quando descrive le città visitate durante le sue spedizioni, ma l’imperatore tartaro continua ad ascoltare il giovane veneziano con maggiore attenzione e curiosità di quanto non ne mostri verso i suoi messaggeri o esploratori. Nella vita degli imperatori, c’è un momento che segue l’orgoglio per l’infinita distesa dei territori conquistati, e la malinconia e il sollievo di sapere che presto abbandoneremo ogni pensiero di conoscerli e comprenderli. C’è un senso di vuoto che ci pervade la sera, con l’odore degli elefanti dopo la pioggia e le ceneri di sandalo che si raffreddano nel bronzo.